Ciclici cedimenti

Era da un po' che non piangevo e non venivo assalita all'improvviso da attacchi di ansia.
Stavo trovando un equilibrio, per quanto instabile, nella quotidiana sofferenza, ma sapevo di essere stanca e stressata, sottoposta al ritmo incalzante delle attività impegnative senza un momento di respiro ed era prevedibile che sarei crollata.
In queste condizioni di fragilità emotiva ad alto contenuto di stress la miccia si accorcia ogni giorno che passa e non servono grandi quantità di accelerante, piuttosto una debole fonte di innesco a farmi esplodere dopo tante giornate superate con coraggio e resilienza.
Quando scoppio ultimamente non mi arrabbio, forse richiede troppa energia e non ho più scorte.
Invece mi ripiego su me stessa, mi rabbuio, l'ansia sale fino a riempire la testa che duole e offusca i pensieri, quelli logici e razionali, a favore delle paure e del buio pessimismo. Alimentato dalla pressione sul petto, il dolore infine trabocca in un debole rivolo di lacrime silenziose.
L'innesco inaspettato è giunto ieri sera, quando
un'anziana vicina di casa dei miei genitori è uscita con una frase riportatale da mio padre, in merito al fatto che mamma non tornerà più a casa. Trattasi di una certezza granitica di papà (dubitante su tutto tranne che sul destino di sua moglie), un po' meno mia o forse me lo voglio negare, ma mi serve ad andare avanti. 
Forse, più che il concetto, ad infliggere il colpo mortale è stato il modo, indelicato come sanno magistralmente fare gli anziani, a partire dai miei genitori, che perdono tutti i filtri e si esprimono profondendo pensieri tanto sconsiderati quanto liberi, a cascata. Non è colpa loro, mi sono documentata: si tratta di perdita di funzionalità dei lobi frontali del cervello, in particolare della corteccia prefrontale, almeno per i nonnetti; per i più giovani è maleducazione e mancanza di tatto.
Fortunatamente si è trattato di un frangente relativamente breve, poi è intervenuta la mia ancora di salvezza: il lavoro. Sono bastate due richieste di assistenza da parte dei clienti e l'arrivo in soccorso dei colleghi del service che, catturando la mia attenzione, mi hanno risollevata da terra, almeno per ora.
Sento ancora una stretta alla bocca dello stomaco e so che tornerà la tempesta, non sono tranquilla.
Aspetto e intanto avanzo.
È un po' come il mio più recente gargoyle, il drago, che ho collocato sopra la balaustra in posizione decentrata rispetto al passaggio di chi entra ed esce di casa, per cui pochi lo notano e due sere fa, tentando di fotografarlo, mi è uscito questo scorcio in cui lui non si vede...ma c'è, anche nella notte fonda.







Commenti