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Il cielo in una stanza

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Non riesco a ricordare in che occasione, con chi, per merito di chi, o che età avessi quando per la prima volta ascoltai quella che è diventata la mia canzone preferita e riesce dopo decenni ad emozionarmi ancora. Forse avevo un 45 giri acquistato da mamma, forse me la fece ascoltare alla radio nei pomeriggi in cui facevo i compiti al tavolo della cucina accanto a lei che cuciva e la radio ci teneva compagnia. Poi crescendo può darsi che non l’abbia ascoltata per un lungo periodo, ma in rare occasioni, periodicamente, l’ho sempre rispolverata, fino a ritrovarla da adulta, quando mi propose di suonarla (si fa per dire) col basso il mio insegnante, uomo buono e paziente, che probabilmente capì subito che non avevo un talento innato. Io, che adoro questo strumento, sentivo il bisogno di esprimermi in sua compagnia. Era lui forse che non voleva essere torturato da me; quindi mi arresi presto, con la scusa dei problemi alle spalle che peggioravano con una postura asimmetrica. Ho sempr...

Una canzone d'amore

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  Dopo l’ora d’aria (e soprattutto d’acqua, il mio elemento) che mi concedo nelle mattine dei miei vorticosi fine settimana, torno alla quotidianità che ultimamente pesa come un macigno sulla schiena, da portare qua e là per sbrigare commissioni spesso sovrappensiero o non del tutto cosciente, ma di certo correndo. In particolare, oggi pomeriggio, tra le corsie del supermercato, in questo stato di catalessi nel quale ripercorro mentalmente la lista della spesa di cui ne scordo sistematicamente la metà), mi son ritrovata a canticchiare ad alta voce, senza vergogna alcuna né ritegno, la canzone che passavano in quel momento: “Una canzone d’amore” degli 883. Quello che mi ha stupita ancor di più è che ovviamente la conoscevo, ma è talmente lontana dalla mia realtà e contesto che proprio non si collocava, e nonostante questo la cantavo quasi allegra, come se mi avesse dato quell’impulso elettrico necessario a staccare e sollevarmi dalle preoccupazioni che mi assalgono e premono sul pet...

The miracle of love

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Canzone degli Eurythmics per me indimenticabile, mi dà ancora i brividi ascoltarla. Stamane, lungo il tragitto in auto verso il lavoro, ho deciso di cambiare stazione radiofonica: la musica che ascolto abitualmente mi dava l'impressione di agitarmi. Avevo voglia di qualcosa di più tranquillo e così fu: sentendo le prime note di questo brano, sono stata catapultata ancora una volta in montagna, rifugio ideale per preparare la prova orale della maturità, immersa nel silenzio rotto da solamente dai suoni familiari che scandivano più o meno regolarmente il ritmo della mia giornata. Si partiva presto con il cuculo mattiniero, seguito dalle galline che annunciavano le uova pronte, per poi continuare col cane che salutava il postino. Infine il gallo a mezzogiorno annunciava il pranzo che mamma e io consumavamo davanti alla TV in compagnia de “La signora in giallo”. Il pomeriggio era più silenzioso e soporifero, per quanto riguarda lo studio in particolar modo. A sera si ricominciava con l...

Culla la luna (parte 2)

Mi accorsi presto rileggendola di una certa melodia e che si prestava ad essere musicata. Fu così che in modo naturale e spontaneo, subentrò inconsapevolmente il terzo anello di questa molteplice forma di espressione creativa: la musica, grazie ad una mia creazione "vivente", in carne ed ossa. Fu proprio lui che una domenica pomeriggio mi chiese, probabilmente colto da noia, se avessi da offrirgli uno dei modestissimi testi poetici scritti di mio pugno, per poterlo musicare con l'AI e giocando con la sua DJ console ne uscì questo meraviglioso esperimento a tre, che per non essere professionisti in nessuna delle tre forme d'arte, credo possa ritenersi completamente riuscito ed espressione della fruttuosa collaborazione di menti e sentimenti.   (immagine by Sveta Gorlova, testo by Nina V, musica by GM con AI)