Proverbio cinese di questo giovedì ...dalla citazione del maestro di Tai Chi Chuan durante la lezione del mercoledì sera. "Quando un uomo governa un popolo dovrebbe comportarsi come se adorasse gli dei." Lo ritengo da parte mia incommentabile, quindi preferisco virare su un argomento più leggero e concreto e stare coi piedi ben saldi a terra, riflettendo su un episodio del mio recentissimo quotidiano. Stamane, in attesa del cambio gomme, mi trovavo nella sala d'aspetto/ufficio in compagnia del gommista di fiducia e della sua impiegata. Ad un tratto entra un bel ragazzo, lo definirei un affascinante giovane uomo, che mi apre un sorriso da conquistatore navigato, mi rivolge qualche parola in tono cordiale, quasi confidenziale. L'impiegata alle sue spalle mi lancia uno sguardo eloquente di piena approvazione, dopo averlo squadrato attentamente. Tutto suonerebbe lusinghiero se non fosse che... l'aitante giovanotto richiama la mia attenzione in un modo che fa crollare...
È buffo: in queste sere, prima di coricarmi, vado alla ricerca di scorci di serenità, briciole di pace, che siano immagini, suoni, colori, oggetti e nella mente risuonano dolci melodie, come ninne nanne. Ieri sera è toccato a “Buonanotte fiorellino” di De Gregori, stasera a “Per te” di Jovanotti. Ne sento il bisogno. Dopo anni impegnata a fare la mamma imperfetta, (auto)colpevolizzata, inascoltata e incompleta, dedita all’impegno quotidiano di (illudermi di) soddisfare le esigenze famigliari per poi sentirmi capro espiatorio e non avente diritto al voto, mi sono ritrovata a prendermi cura della mia mamma che da donna fredda e severa è diventata fragile, debole e apertamente bisognosa e grata delle mie piccole ma per lei grandi attenzioni. Le dedico la ninna nanna che stasera risuona nella mia mente stanca, perché con lei riscopro l’affetto genitoriale e i piccoli gesti che cullano e curano le ferite delle mamme, perché anche noi siamo figlie.
Perché anche da una stanza di ospedale si può ammirare uno splendido tramonto con vista castello. Quando ho alzato le tapparelle per contemplarlo, è stato emozionante suscitare gioia e sorrisi sui volti delle due nonnette malate immobilizzate nei loro letti. E noi figlie ci siamo scambiate sguardi affettuosi, felici di condividere con le nostre madri, anche reciproche, questi momenti che ci hanno unite, tutte e e quattro, forse per sempre, forse anche se non ci vedremo più. Ma ricorderemo sempre Elide, "la mia amica", definizione che forse non ho mai sentito dare a nessuna da mia madre, e la sua famiglia. Perché la sofferenza unisce, le figlie diventano mamme, le mamme diventano figlie. I padri, uomini duri, pilastri della nostra infanzia e giovinezza, cui appoggiarsi per trovare rifugio sicuro e supporto, sono diventati teneri e fragili nonnini. Ci siamo sentiti circondati da persone con cuore e professionalità che umanamente e con limiti umani si prendono cura di noi e dell...
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