Cambio di stagione

Della vita, non dell'anno.
SenZa dubbio è l'ultima delle mie attuali preoccupazioni, ma negli anni recenti il cambio stagione non lo faccio più ai primi freddi e ai primi tepori, ma periodicamente, con l'aumento di taglia. Infastidita da ogni costrizione attorno al fu giro vita e alla nuova sensazione di sfregamento di interno cosce, mi vedo dunque costretta ad acquistare calzoni informi e indossarli sotto polo e magliette, con un effetto mongolfiera aberrante. Poi ognuna si vede come crede, ma se nella parte superiore del busto io fossi stata dotata già in gioventù di qualche vaga forma femminile, magari chi lo sa, aumentando una taglia anche di quella mi sarei vista curvy e mi sarei accettata. Così è deprimente. Provo abiti e stringono, i colori mi ingigantiscono, le fantasie mi arrotondano ulteriormente, sembra che vadano di moda solo le righe orizzontali che mi stirano dal verso sbagliato e i fiori che mi rendono un'anfora da giardino.
Stamane è stata una vera sofferenza. Ogni abito che scartavo ad occhio, senZa nemmeno provarlo, mi ricordava come ero, con chi ero, cosa facevo quando lo indossavo, tutte cose che non posso fare ora e chissà, forse nemmeno mai più in futuro.
Poi mi scrive la mia amica K per convincermi di ripensarci e andare alla cena di classe del liceo. Riavvolgo il nastro della memoria per accedere alla parte a me tanto cara, il passato remoto, e mi rendo conto che lì, con loro, a quell'età, ero ancora felice e spensierata. Tanto diversa da come sono diventata di lì a poco e sono cresciuta. Avevo inoltre dei bei ricci scuri al posto di questo casco crespo che non regge più le tinte dall'esasperazione.
E ripenso ai tempi recenti, fino a inizio anno, in cui almeno riuscivo ad avere qualche momento per me e fare qualche seppur blanda attività che tentasse almeno di arginare il decadimento psicofisico di membra e materia cerebrale...non ci si rende conto della libertà che si ha finché non la si perde.
Ecco, tutto questo in coda al resto che sto affrontando per carità, rispetto al quale è sciocchezza, ma pazienza. Tanta, tantissima, forse troppa.
Vivere l'attimo. Peccato non averlo fatto quando solo ora capisco che avrei dovuto, potuto ma non ho voluto o non l'ho sentito come esigenza prioritaria, forse travolta dai doveri quotidiani.
Vedrò di sforzarmi di non farmi ingurgitare dai rimpianti e affrontare con decisione il ridimensionamento dell'entropia nella mia angusta cabina armadio, vivida e piena espressione del caos mentale e dei residui amnestici che invadono la mia mente e il mio cuore.

(tenda di ingresso della cabina armadio...buco nero)

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