Riflessi
Alla
fine, ho ceduto, non sono riuscita a trattenermi e pazientare.
Ammirare
le prime e precoci luminarie natalizie appese alle vetrine di qualche negozio, in
certe vie dei quartieri storici della città, mi aveva già provocato un certo
subbuglio emotivo.
Poi,
rientrando la sera dal lavoro ormai col buio, lungo la salita che conduce a
casa, non potevo fare a meno di notare le prime case e giardini illuminati
elegantemente, ognuna col gusto, lo stile e i colori personalissimi dei suoi
abitanti.
Io
non sono mai stata brava negli addobbi natalizi, anzi, un vero disastro e a
casa nostra ci pensava mamma, l’8 dicembre, preciso, né prima né dopo.
Quando
è toccata a me, dopo anni di improvvisazioni fallimentari che però davano
almeno un segno di allegria, convinta che il Natale sia altro, per carità, mi
sono arresa e da un paio di anni limito i danni, appendendo solo file di luci
dei colori e tonalità fredde che amo. Questo mi consente di non deturpare l’esterno
della casa durante il giorno e di sera fan la loro figura.
Lo
scorso anno ho fatto un reportage fotografico e apposto cartelli indicatori sui
singoli sacchetti in cui le ho confezionate e riposte, per evitare qualsiasi
sforzo ed errore nel riposizionamento.
Questo
pomeriggio, quindi, documentazione alla mano, le ho montate senza grande fatica.
Poi
più avanti arriveranno cenni di decorazioni prettamente natalizie.
Le
luminarie non mi fanno pensare al Natale, ma semplicemente mi piace vedere,
nelle lunghe sere invernali, la casa illuminata.
In
particolare, non focalizzo la mia attenzione sulle installazioni, ma mi
affascinano i riflessi delle luci sulle vetrate, sul marmo dei pavimenti o sui mobili laccati.
E così penso al vero senso che vorrei avesse il Natale, distogliendo l’attenzione dagli oggetti e concentrandomi sui loro “riflessi”.

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