Primo addio. Preparazione.
Sono entrata in una nuova dimensione, nella quotidianità sono entrate la vita e la morte.
La mattina nel parco passeggia una bambina graziosa e la sera saluto E. che ci sta lasciando.
Penso sia stato uno dei primi incontri nella casa dei nonni, a spasso con la sua carrozzina e la mano perennemente tesa chiedendo un passaggio, un aiuto o semplicemente dove fosse M., la figlia.
Nella casa dei nonni è tutto diverso da come ero abituata io. La sofferenza e la morte fanno parte del quotidiano. Aleggiano ovunque ma non pesano, almeno apparentemente: svolazzano, in uno stato di cosciente semi-incoscienza.
Si riesce a sorridere, a volte ridere e godere di piccole grandi gioie, tra un pianto, un urlo, un battibecco.
Ma si affronta tutto assieme.
Loro con una maturità che solo l'età può dare e magari un po' di perdita di lucidità forse in questi casi aiuta.
Mi colpì una frase che mi disse una suora a messa, quando le spiegai di aver scoperto la parentela tra mia mamma e don O.:"Dopo un po' che stiamo qui, diventiamo tutti parenti".
Già, ti rendi conto che il legame con gli ospiti è talmente forte da sentirti parte di una famiglia, allargata ma in un senso diverso da quello comunemente noto.
E così assieme si affronta anche la morte. È stata A., la figlia di M. ad annunciarmi le condizioni di E. invitandomi ad andare a trovarlo. Io sono cresciuta nella convinzione che i momenti precedenti alla morte di una persona fossero strettamente riservati ai parenti prossimi. Forse altrove, lì no, anzi. Si va in stanza a trovare M. che assiste il suo papà e si attende con lei, senza pianti o tragedie, ma in modo sereno e senza nascondere la morte e la sua maschera già posata sopra il volto del caro E. nei suoi ultimi respiri affannati, negli ultimi giorni di un padre accanto a sua figlia.
E nel frattempo le assistenti, gli ospiti, gli infermieri, i fisioterapisti, gli educatori, proseguono la loro vita e il loro quotidiano.
Ecco...altro master. Mi sto specializzando, un corso dopo l'altro, in poco più di un mese, ad affrontare vita, morte, gioie e dolori con forza e serenità, nel possibile, forse fede, sicuramente amore, in uno di quei luoghi considerati, dall'esterno, spiagge solitarie di anime abbandonate e sempre dall'esterno, per cui vengono criticati i parenti degli ospiti che scelgono o si vedono costretti a portare qui i propri cari. Magari non sono tutti uguali questi posti, ma io non smetto di ripetere che qui ho trovato molta più umanità che in altri contesti "fuori".
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