Bye bye Bunny
Da quando sei nato, anzi già nella mia pancia, non sei mai stato gracile, esile né minuto: sempre fuori misura, un gigante tra i bimbi, che sfruttava la sua imponenza fisica per supportare doti di diplomazia e intermediazione tra parti in contrasto.
Ma anche ora che sei maggiorenne, imponente montagna d'uomo, io ti chiamo coniglietto e per me quello rimani.
Complice forse il periodo intenso di preoccupazioni e attività coi tuoi nonni, che mi ha travolta come un frontale con un treno in corsa, inaspettatamente non mi sento ansiosa né preoccupata per la tua imminente partenza alla volta di una meta distante diecimila chilometri, per un anno lontano da me.
Certamente mi mancherai, magari andrò in crisi già quando sarai in viaggio e nemmeno giunto a destinazione, chissà.
Ma a chi mi dice che la mamma è quella che più soffre della distanza dei figli, potrei rispondere che, per quanto mi riguarda, la mamma è quella che più soffre in generale, per tutto, da quando li mette al mondo. Poi non siamo tutte uguali e non so quanto durerà e se crollerò presto, ma insolitamente sono pervasa da un amorevole (o incosciente?) ottimismo, per cui mi sento felice per lui, per l'opportunità che ha di fare un'esperienza di studio e di vita così distante da casa e che metterà alla prova la maturità del mio piccolino di 190 cm circa.
Ho forse risentito più del distacco da suo fratello maggiore, quando ha tagliato nettamente il cordone ombelicale per inaugurare la sua nuova vita da uomo fidanzato. Ero più giovane, forse possessiva, gelosa o impreparata a una separazione così netta e traumatica, almeno per me. Avevo l'impressione che volesse andarsene, per essere accolto in un'altra famiglia. Memore dei fidanzamenti d'altri tempi o di altre famiglie d'oggi, per me è stato uno shock, lo ammetto.
Perciò da una parte mi stupisco di non essere gelosa né in alcun modo contraria a cedere il mio piccolino a una nuova mamma, perché ora so che è condividere, con la host mom, il mio ruolo, che non è esclusivo. Probabilmente è perché oggi, a differenza che in passato, sono preparata, se non addirittura pronta.
Vi sono stati altri eventi davanti ai quali la vita mi ha posto brutalmente, che mi hanno irrobustita, o forse sono solo invecchiata.
Serviranno a qualcosa i continui cambi di taglia dei vestiti, la pancia che si gonfia smisuratamente a ogni pasto e cala impercettibilmente solo a digiuno, l'interno delle cosce che sento sfregare camminando e le rughe che mi portano a pensare di star meglio senza occhiali da vista, almeno davanti allo specchio.
Meglio una “vista” sfocata talvolta, in ogni senso: offusca i dettagli non piacevoli, affievolisce le emozioni, riduce la profondità di crepe, che siano rughe o ferite che si formano ovunque, fuori e dentro: sul corpo, nella mente e nel cuore.
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