Natale
Da bambina era la sorella di mia madre assieme alla sua famiglia, lo zio e i miei due cuginetti, a salvare il mio Natale e rendere gioioso come il Natale ogni sabato pomeriggio durante l'anno.
Per me era Natale tutte le volte che entravo in quella casa, quando andavamo a trovare la nonna Ines che viveva con loro e successivamente quando dovettero metterla all'RSA e dopo la sua morte.
Poi crescemmo, i miei cugini ed io, e i Natali da loro finirono, come le visite del sabato pomeriggio. Ormai ventenni avevamo altri interessi e compagnie, come era giusto, ma rimanemmo sempre legati.
Da allora però i miei Natali non furono più gioiosi e il mio sentimento sulle festività natalizie in generale divenne quello che è ancora oggi, non certamente di gioia.
Mi prende una malinconia, saudade portoghese o magone bresciano che dir si voglia, immensa e pesante come un macigno sullo sterno. Comincia presto, verso l'Immacolata, quando solitamente ho già addobbato casa, sempre più semplicemente, con le luminarie.
Ho evitato l'albero con la scusa dei gatti negli ultimi anni e ho ripiegato con quello fatto di fili e lucette in giardino.
Quest'anno nemmeno. Sono arrivata al 10 dicembre col desiderio vivo di oltrepassare le festività natalizie nel modo più agile e indifferente possibile. Ma so che vivrò momenti "pesanti".
Oggi, 10 dicembre, la mia adorata zia Lidia avrebbe compiuto gli anni e ci ha lasciati troppo presto.

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