Il mio Spelacchio

A riprova di quanto già esposto sulla mia incapacità e conseguente scarso impegno nell'allestire decorazioni natalizie, ieri ho attaccato la spina al mini-presepio "tutto d'un pezzo" a cui tatticamente lo scorso anno ho fissato pure la fila di luci con lo scotch sul perimetro della capannina, per guadagnare un minuto di tempo e di pazienza.

Un’altra delle mie enormi lacune, infatti, sta nell'inabilità ad avvolgere in maniera ordinata cavi, collane, fili, corde. I miei armadi e cassetti strabordano di girocolli anche preziosi ormai inutilizzabili, aggrovigliati da anni. Talvolta mi armo di pazienza e tento invano di districarli, col solo risultato di essere assalita da eccessi di rabbia e sconforto.

Il cesto del cucito avuto in dote dalla mia mamma, abile sarta per passione, anche se non per professione come la nonna, è un unico groviglio indistricabile di fili e spagnolette.

I miei colleghi elettricisti mi hanno sempre trattata come un loro pari, senza discriminazioni di sesso, salvo per il modo in cui avvolgo i cavi elettrici...li faccio infuriare, riconoscono subito la mia mano.

Ma venendo a Spelacchio, sebbene mi fossi ripromessa di non fare l'albero quest'anno, ho ceduto e ieri sera sono stata colta da un raptus. In meno di due minuti ho avvolto attorno al povero pinetto (cipresso, tuia, io non li distinguo) due festoni decorativi metallizzati e una fila di lucette solari, per poi scoprire che hanno la batteria esaurita, quindi non si accenderanno mai o, meglio, esibiscono una fioca e timida luce anche dopo un'intera giornata di sole.

Ma è il “mio” Spelacchio e a differenza dell'originale il mio era già morto prima di decorarlo. È il secondo che faccio fuori: li acquisto a Natale, li metto in un vaso a sud e l'estate si bruciano.

Ho evitato questa triste sorte solo a tre piccoli cipressi che ho trapiantato a nord in giardino e stanno crescendo a dismisura. Ma sono nascosti e non li vedrebbe nessuno di noi di casa se li addobbassi.



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