Genova

A proposito di De André...
Capita a volte che dopo tanto tempo si ritorni in una città visitata in passato, cogliendo tutto ciò che si è tralasciato la prima volta, come se l'avessimo attraversata bendati e da banale diventa una delle nostre località del cuore.
Questo è accaduto a me ritornando a Genova ed ho espresso a modo mio, con la scrittura, ciò di cui mia ha pervasa.



Genova
Genova, affascinante signora non più giovane ma ancora bella, di una bellezza vissuta appieno. Un po' prostituta, un po' mamma, con la luce vitale che brilla ancora negli occhi splendenti tra palpebre pesanti e rugose, nella cornice di un viso stanco in cui le rughe si contano come gli anelli dei tronchi degli alberi ed ognuna ha una fase della vita da raccontare, di una vita tribolata, piena di sofferenze e forse poche gioie ma intense. Le rughe sopra alla bocca e i bordi delle labbra, ripiegati verso il basso, raccontano l’amarezza come giudizio finale sulle persone e gli eventi, tracciano cicatrici storiche. 
Genova dai mille aspetti e costumi puoi vederla anche come donna ben vestita, altezzosa, magari un tempo nobile e certamente ricca, ora forse meno ma dalla classe rimasta in ogni cenno, gesto o movimento, di un’eleganza a volte spontanea e intrinseca, a tratti esagerata ed esibizionista. È una signora dagli accessori ricercati, ornata di preziosi, pesanti e magari pacchiani gioielli, piena d’oro come le chiese del centro che nascondono cuori di pomposo barocco per chi poteva o, meglio, voleva chiedere protezione, perdono e salvezza ai santi donando ricchezze e credeva o pretendeva di ottenerli. Ma alla fine, che nasciamo signori o poveracci, davanti alla morte siamo tutti uguali.
Il fascino di Genova sta nelle sue tante sfaccettature. A pochi metri di distanza trovi i fastosi palazzi dei Rolli letteralmente appiccicati a condomìni altissimi dall’aspetto sobrio e talvolta malcurato, ma tutto sommato caratteristico e distintivo, che si inerpicano lungo le erte salite e che osservano i passanti nei vicoli come alti trampolieri. Si passa nel giro di pochi metri o svoltando una curva stretta tra due vicoli dallo sfarzo dei ricchi alla miseria dei poveri e indigenti.
Genova è così, si sviluppa in verticale, è fatta a strati, come le falesie. Già in epoca romana terra di approdo per invasori grazie all’affaccio sul mare che la rendeva anche attraente conquista, quella che per otto secoli fu la capitale orgogliosa dell’omonima Repubblica, la signora dei mari, dei commerci e delle banche, costellata d’oro e ricchezze di cui riempì il suo angusto territorio, fece a sua volta da base per un successivo strato fatto di mescolanze etniche, storie di emigrati ed immigrazione, gente in transito e di passaggio, spesso povera e alla ricerca di pane e speranza. Il porto è il suo cuore pulsante: imbarchi e sbarchi di anime e merci. Poi nel suo centro storico, la sua anima, si è formato lo strato di palazzi, arte e chiese espressione e gara di ricchezza, accanto a stabili di altezze vertiginose che si spingono quasi toccandosi all’incrocio dei vicoli su cui gettano ombra e impediscono al sole di filtrare anche nelle ore centrali del giorno. Una confusa edilizia sviluppata per dare casa a tutti nel poco spazio che costringe alla costruzione della sopraelevata e altri mostri di cemento che hanno reso percorribile e accessibile anche se a caro prezzo l’affollata città in cui sono sorte tante industrie, lugubri cattedrali spesso sporche ma giganti di tecnologia e operosità, che danno da mangiare a tanti e che hanno reso Genova leader nel settore navale e competitiva in tanti altri.
Tanti conoscono solo la Genova del porto dove si imbarcano per crociere sul Mediterraneo o si visitano l’acquario, il museo del mare Galata, il sommergibile Nazario Sauro, che ci fai il weekend coi bambini e i ragazzi, approfittando dei pacchetti turistici hotel+biglietti di ingresso alle attrazioni. Così non la conosci, non la capisci, rischi di non apprezzarla, non cogliendo la sua vera ed autentica essenza. Ma non puoi saperlo. Già se ti spingi fino a Palazzo Ducale o Spinola, rimani abbagliato e a bocca aperta da tali sublimi espressioni di arte e architettura, fasto e ricchezze della capitale ligure.
Ma Genova è anche quel garbuglio fitto di vicoli, vicoli sì e vicoli no o, meglio, da percorrere con attenzione e scegliere coscienziosamente. In pochi metri da affollata e vivace diventa deserta, pericolosa, maleodorante e delinquente. Ma nei vicoli buoni si respira un'atmosfera coinvolgente, speciale, pare di essere altrove, in un mondo a parte, fatto di negozietti di reperti musicali ed elettronici storici, alimentari con cibi tipici che nelle vie bene diventano atelier di design e locali alla moda. Genova è una e mille, con gente che riempie le strade, dove non distingui il turista dal residente, perché in quel mondo tutti siamo abitanti e accolti. Il centro lo raggiungi dalla sopraelevata e strade in gallerie piene di curve strette che sbucano nella vista del porto con gigantesche navi mercantili e turistiche da un lato e alti palazzi attaccati in una folta confusione su fino in collina dall’altro. Genova varia, diversa, piena di contrasti ma inclusiva e accogliente, non rifiuta nessuno, volente o nolente.
Genova capitale dei commerci e dei migranti. Giù al porto si respira aria di viaggi di disperazione e speranza, di gente di passaggio appena arrivata o in partenza ma comunque in movimento. Genova contessa e bella di notte, vecchia e fanciulla. Genova culla di artisti, musicisti, scrittori, poeti come De André che da “Via del Campo” a “Marinella”, citando solo due capolavori di viva, dolcissima ma crudamente reale poesia, riesce a dipingere le prostitute senza disprezzo e volgarità, anzi restituisce dignità a quella che non è vista come una professione ma una fascia sociale ai margini, una piaga sociale, disprezzata ed emarginata. Le sue prostitute sono donne che offrono il loro corpo, la loro rosa, per scelta e perché no, per passione. Dopo aver ascoltato le sue canzoni o lette alcune frasi sui muri dei vicoli, non puoi non sorridere e guardare con tenerezza le signore che si intravedono sedute sulle loro sedie nella penombra delle stradine laterali. Altri vicoli invece illuminati dalle lucine per dare loro visibilità e sicurezza sembrano addobbati per le feste, giorno e notte. E passeggiando nel centro ti viene il mal di collo a forza di girare la testa osservando gente, negozi, vetrine e poi a naso all'insù contemplare meravigliosi palazzi chiusi tra muri ripidi. Piazzette pittoresche si aprono a sorpresa e in fondo a certi vicoli sbatti contro a maestosi cortili di signorili dimore o chiese che fuori manco sembrano chiese e dentro celano cuori di sfarzoso e dorato barocco, con statue, altari, tele e affreschi preziosi, in cui devozione è ricchezza interiore ma percepisci lo splendore divino dai fasti umani. 
È grazie a quella Genova città di ricchi scambi commerciali e di denaro che la volontà di potenza e potere dei grandi signori è sfociata in espressioni artistiche e architettoniche magnifiche. Il Petrarca per primo la definì la Superba: mai aggettivo fu più calzante per l'imponente, grandiosa, ricca ma anche altera e orgogliosa signora dei mari. Genova vecchia e romantica prostituta, un po’ stracciona. Genova elegante signora che accende candele nelle chiese fuori anonime che all'interno sbocciano come fiori di opulenza dorata, splendidamente esagerata. La Genova dei quartieri che sembrano paesi a sé stanti, ognuno ricco di identità e vita. Da Boccadasse, borgo di pescatori, ai più centrali, a Nervi con parchi verdeggianti, Castelletto che raggiungi anche con l’ascensore e ti trovi in una piazzetta tranquilla di un silenzioso paesino di provincia da cui se ti affacci ammiri il golfo fino al porto della possente signora dei mari, con mercantili, navi da crociera, cantieri navali e chi più ne ha più ne metta. Genova dagli interminabili portici dei viali pieni di negozi eleganti, che manco ti rendi conto di calpestare centinaia di metri di mosaici su pavimenti degni di palazzi signorili, non di strade cittadine; che ti domandi quanta pazienza, tempo e operosità avranno richiesto per essere posati. Poi se guardi al porto o nei vicoli tanta espressione di povertà non puoi rimanere indifferente, ma sognatore speri che siano persone di passaggio verso un futuro migliore, non destinati alla disperazione.
Genova non passa indifferente.
La ami o la odi ma non puoi ignorarla.








Commenti

Anonimo ha detto…
❤️
Anonimo ha detto…
Bellissimo

Post popolari in questo blog

L'aquilone

Una canzone d'amore

Viaggiare Volare